
Omelia Giovedì Santo 2026
E’ una celebrazione tra le più belle dell’anno: è una messa che sa di casa, di famiglia, di relazioni: è la sera del Pane che crea unità, che annulla le divisioni non per un’ora, ma per sempre, è un nuovo inizio del cuore, è rimettere in animo speranza e fiducia; è il momento del banchetto fraterno, è il momento del focolare, della fiducia e della voglia di fermarsi e di gustare, senza correre ( e mi scuso perché anche io spesso mi trovo a correre qui dentro con fretta preso da mille cose), di gustare la bellezza di trovarci, la bellezza di passare del tempo insieme, senza guardare l’orologio. E’ la sera in cui si apprezza che i momenti più belli, qui dentro, sono quelli in cui si ride insieme, in cui ci si abbraccia, si scherza, in cui si piange, si condivide un vissuto e si intravede il sorriso di Gesù che si avvicina a noi, con mite dolcezza, che ama la nostra compagnia e ci dice Lui per primo: ho tanta voglia di fare pasqua con voi, ho tanta voglia di ricordarvi che sono qui, accanto a voi, ogni giorno fino alla fine.
La Parola ci ricorda questa dimensione domestica: ciascuno si procuri un agnello per famiglia. Sì, siamo una famiglia che stasera si sente tutta compatta attorno a un pezzo di pane e un po’ di vino e sentiamo circolare tra noi affetto grande, desiderio di rafforzare i nostri vincoli di comunione, voglia di vedere dal vivo la bellezza di volerci bene, di dirci cose vere, di far emergere sentimenti luminosi, autentici, veri. Non abbiamo bisogno di fare cose per dirci che ci vogliamo bene, ma semplicemente avere il cuore allegro nel ritrovarci. Oggi nel mondo a me sembra che manchi proprio l’autenticità: si fanno cose meravigliose, ma senza autenticità; c’è il rischio di comunicarci parole ben costruite, di intessere pure relazioni cordiali, ma manca la limpidezza delle buone intenzioni, del disinteresse per se stessi, manca lo spazio di dimenticarsi e di fare veramente spazio a chi è davanti, dentro o accanto a noi. Sì, stasera mi sembra bello chiedere solo l’autenticità che è perdere ogni ritorno per sé e far splendere solo il bene e la luce che è abbondante in chi vedo e incontro, in chi amo e in chi non amo abbastanza.
E’ il momento di guardarci in faccia, negli occhi e sorridendo dirci: ci vogliamo bene.
Carissima parrocchia di San Roberto: è la sesta volta che faccio Pasqua con voi e che celebro questa messa. Dopo sei anni non ho pudore di dirvi che nel nome di Gesù siete la mia casa e la mia famiglia, che anche la mia umanità è arricchita dalla vostra e sento dal profondo del cuore di dirvi che sono proprio innamorato di questa Parrocchia e sento di avere dentro di me un bene grande per tutti voi e una passione enorme nel cuore. Sono anni pieni di tenacia, di impegno, di lavoro intenso e continuo, ma avendo nel cuore una passione grande che è condividere che solo una cosa ci dona pace: l’amicizia con Gesù e l’amicizia con la Chiesa, la sua famiglia. Ho scoperto che nel cuore questa comunità mi ha conquistato, sedotto e acceso un entusiasmo che mi sembra di essere tornato a trent’anni fa quando iniziavo il mio cammino ad essere sacerdote. Vorrei approfittare di dirvi che qui è aumentata la gioia del mio sacerdozio e volentieri su questo altare spezzo ogni giorno il pane della vita, l’unico cibo che ci sazia, l’unico cibo che ci dà pienezza.
Oggi sono orgoglioso di avere attorno a me dodici ragazzi che rappresentano la realtà giovanile di San Roberto: la nostra parrocchia non ha ancora un gruppo universitario, ma ha ricominciato dagli adolescenti. Questo è l’anno in cui posso presentarvi con enorme soddisfazione una bella realtà di adolescenti dopo la Cresima, una bella realtà di giovanissimi di azione cattolica e il bellissimo laboratorio di formazione umana che è il nostro gruppo Scout Roma 1. Nonostante la mia età un po’ distante da loro ( nella mia vita sono stato per i servizi avuti in 30 anni) ne ho trascorsi ben 15 solo al servizio dei ragazzi sia alla pastorale giovanile che alla cura delle vocazioni dei più piccoli… qui, sei anni fa, avevo un po’ di timore, ma ho percepito il dono di con questi giovani amici tanta simpatia, affetto vero e tanto desiderio di dare a loro il meglio con tutta la paternità possibile. Molti dei miei sforzi sono stati per loro in questi anni e sento di voler ringraziare la comunità per averli messi al centro della nostra cura.
Oggi nel lavare loro i piedi vogliamo dirvi grazie: voi siete per noi maestri.
Sì, cari ragazzi: voi c’insegnate una cosa meravigliosa che è il segreto di questa messa.
Voi siete meravigliosi perché avete l’umiltà di lasciarvi voler bene; a volte mi fermo a considerare le vostre espressioni, le vostre riflessioni e mi accorgo che in fondo siete mendicati di amore vero. Vi lasciate voler bene senza filtri, con un cuore ingenuo e vero. A volte, mi accorgo che soffrite perché trovate chi vi ha deluso, tradito e vi ha lasciato soli o perché trovate gente che vi chiede tutto, ma non vi ama. Ma vi ringrazio perché m’insegnate che è più facile amare, che lasciarsi amare.
Voi meritate il meglio e noi dobbiamo amarvi con onestà interiore, dobbiamo sapervi donare ciò che vale, non ciò che ha il sapore di un benessere superficiale e immediato.
Voi cercate non di imparare delle cose da noi, voi ci chiedete di essere esperti di umanità: ci chiedete e c’implorate solo di farvi vedere belle umanità: di vedere solidità di sentimenti, gente del sì generoso, gente che mette mano all’aratro senza mai volgersi indietro. Ci chiedete di amare senza doppiezze, senza falsità e senza lasciare a voi i rimasugli di tempo e di spazio.
S’. anche se voi non venite sempre a messa come oggi ci dicono le statistiche sulla vostra fede in Italia: ma come Gesù Eucarestia vi fidate di noi e vi lasciate amare. Vi chiediamo, perdono, se non lo capiamo e non sempre apprezziamo questa grande lezione di umiltà che è il segreto della vita.
Voi ci provocate a vivere la ferialità: anche se cercate l’effetto straordinario, voi poi avete la faccia tosta di provocarci e di chiederci che il pane non si spezza solo la domenica, che la vita non si dona nelle grandi occasioni, ma ci chiedete di vedere gente che dal vivo sa essere fedele all’ora, alla monotonia del quotidiano, che si lascia logorare senza subire, che sa rimanere fedele alla Croce di ogni giorno con tenacia senza mai fermarsi. Voi ci chiedete di non essere i credenti che aspettano la grande occasione della vita per far vedere che sono amici di Dio, ma ci chiedete di vedere una fedeltà feriale, ci chiedete di farvi vedere che Dio è nostro compagno di viaggio qui ed ora… non avete bisogno di chi vi parla di Dio, ma di chi dice a Dio un sì generoso . Voi avete bisogno di vedere gente che si alza al mattino con la gioia di vivere e che si addormenta la sera stanco, e anche se deluso, con la fiducia che la mano di Cristo è tenacemente unita alla nostra e che solo sulla certezza di quella mano noi aspettiamo con fiducia serena l’alba dopo la notte. Voi, volete vedere da noi, che dietro ogni croce c’è una risurrezione. Voi volete vedere da noi che viviamo da fragili come fragile è il pezzo di pane di stasera, ma che hanno, ricchi di Spirito Santo, la forza di vedere che ogni fragilità può diventare, può essere la nostra risorsa del quotidiano.
Vi laviamo i piedi perché voi avete occhi e cuore capace di stupirsi: cari ragazzi, ogni volta che facciamo un incontro con voi o una chiacchierata più profonda voi mi stupite perché sapete accorgervi più di noi dei germogli. Noi li calpestiamo perché ci sembrano inutili e troppo fragili: voi siete la generazione dei germogli, dei particolari. Stasera in un pezzo di pane noi vediamo Dio. Voi m’insegnate a non calpestare i germogli di ogni giornata, i frammenti di pane che mi vengono incontro, voi sapete dare il nome a quei germogli e mi aiutate a vedere e a scoprire che Dio non passa nei miei teoremi, nei miei piani e nei miei progetti, ma nella piccolezza dei segni, nell’irrilevanza dei gesti, nella inutilità di un germoglio ancora troppo debole. Vi supplico: vi laviamo i piedi per trattenervi, perché solo voi sapete farci vedere Gesù, voi ce lo indicate perché sapete dire grazie nelle piccole cose, perché sapete far diventare grande un segno, perché sapete accontentarvi di un frammento, perché sapete donare frammenti che sembrano insignficanti, m che sono, invece, presenza di Dio qui ed ora.
Grazie perché vi fate lavare i piedi anche in mezzo al disordine del cuore, grazie perché c’insengate che noi non siamo i nostri difetti e i nostri peccati, grazie perché ci permettete, nel guardarvi, che il bene che è in ciascuno è sempre più abbondante del male e del peccato. Grazie, perché ci chiedete di avere, nonostante tutto, fiducia nell’uomo e di credere che un pezzo di pane e del vino versato sanno mettere un limite al male, sempre.
Stasera nel lavarvi i piedi ridiciamo a noi stessi che la vita è una e l’unico modo degno di viverla è consumarla per amore.
Dico grazie a tutte le mamme e papà , nonni e nonne, uomini e donne che anche senza figli stanno consumando la vita con generosità potente e fedele.
Anche te che sei solo o sola puoi consumare la tua solitudine offrendola a Dio con amore.
Vi auguro ragazzi, auguro a me e a ciascuno di noi di morire come Gesù: consumati di amore, prego perché ogni nostro respiro sia un atto di consumazione, sia una scelta di aver perso, perché ogni battito del cuore sia il segno che stiamo dando tutto, davvero tutto, senza tenere niente per noi e senza la tentazione di riprendercelo.
Vi auguro di non avere paura di dare a Lui la vita: di avere il coraggio di deporre le vesti e prendere un asciugatoio, di deporre ciò che siete, di lascarvi tradire e consegnare, di dimenticarvi perché questo è Vangelo.
Non abbiamo paura di diventare schiavi, di annullarci perché l’amicizia di Cristo non ci deluderà mai perché ci ha dato nel cuore il cielo, una pienezza che nessuno, davvero nessuno, potrà toglierci.
Sì. Signore ci laveremo i piedi gli uni gli altri perché lo hai fatto Tu che sei il Signore e il Maestro, e perché ci hai fatto vedere che si è in pace se ci dimentica, si è felici se si perde, si sogna se non si arresta il bene, si è sicuri senza sicurezze, si cammina se si sa cadere, ci si rialza se si crede che vale la pena alzarsi ancora feriti e consumati, si vive se non perderemo mai il gusto di vedere negli occhi di chi mi è accanto il ritratto Tuo, Signore, che è vita piena quando si consegna e si lascia ad altri la soddisfazione di raccogliere, che si costruisce se ogni cosa si fa in memoria di Te e del Tuo amore. E’ pienezza se nel cuore sapremo gridare che solo Tu sei la nostra speranza. Amen.