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Omelia Venerdì Santo 2026

Chinato il capo, consegnò lo spirito.

Oggi tutto si concentra su quel respiro ultimo dove il Figlio di Dio, fatto uomo, consegna la vita. E’ interessante ripercorrere il significato del respiro di Dio:

ritorniamo al principio dove quel respiro generò vita, qui sulla croce sembra generare morte.

Dover sta la differenza? Che senso ha quel respiro?

Se andiamo a cercare nella Bibbia il Qoèlet dice: Infatti la sorte degli uomini e quella delle bestie è la stessa: come muoiono queste, così muoiono quelli; c'è un solo soffio vitale per tutti. L'uomo non ha alcun vantaggio sulle bestie, perché tutto è vanità. Tutti sono diretti verso il medesimo luogo: tutto è venuto dalla polvere e nella polvere tutto ritorna.
21Chi sa se il soffio vitale dell'uomo sale in alto, mentre quello della bestia scende in basso, nella terra? 

Noi facciamo però una esperienza: ACCOGLIAMO UN ALITO CHE CI supera CONTINUAMENTE RICEVUTO E CHE MAI POSSEDIAMO. Ci sentiamo dentro un respiro più grande che ci mantiene in vita.

Ma in realtà il respiro di Dio non è un fatto naturale, è molto di più.

La Genesi ci dice: Allora il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente.

In realtà è molto di più di un soffio biologico, è un bacio, un soffio di amore che ci fa entrare in una relazione di  intimità tra Dio e noi.

Nello stesso tempo noi sentiamo, nel nostro respirare, una nostalgia continua di quel bacio.

Nasciamo dal desiderio di una relazione intima, la sperimentiamo e l’accogliamo, ma nel nostro respiro continuo sentiamo una nostalgia perché quella vita ci sembra che deve compiersi ancora, che deve ancora essere pienamente ricevuta.

Noi portiamo la gratitudine nel cuore per quella vita ricevuta e gridiamo nell’attesa di averla ancora. Non è un dono di un momento, ma in ogni respiro si realizza una supplica di poter ricevere ancora quel bacio.

La vita , mentre ci viene donata, cerca ancora altra vita, cerca ancora pienezza.

Dio non ci ha creati perciò, solo all’istante della creazione,  ma Dio continua a crearci e a rigenerarci. Ma mentre cerchiamo vita andiamo a negarci questo soffio.  Abbiamo preferito collocarci fuori da questo bacio, abbiamo preferito andare a respirare in ciò che non dona pienezza, in baci fasulli, in cisterne screpolate, ci affanniamo nelle giornate per un pane che non sazia, invano fatichiamo come costruttori di un mondo anche migliore, ma senza di Lui, senza il Signore! Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori.

Eccoci allora entrare in un corteo di morte: la ragazza superficiale che chiede la testa del Battista, il giovane ricco che vuole vita eterna, ma non ha il coraggio di lasciare, la superbia di coloro che pensano di darsi vita da soli, con le proprie sostanze e capacità come ha tentato il figlio prodigo, abbiamo cercato di negarlo e di dire come Pietro che non lo abbiamo conosciuto e che non è certo Lui ad averci dato motivo per vivere, abbiamo cercato le braccia del potere come i sommi sacerdoti e l’autorità e pensato che chi genera vita, in realtà viene a rubarcela. Abbiamo pensato che chi dice che è la Vita, in realtà va tolto di mezzo. Abbiamo addirittura teorizzato che chi è fuori dalla logica nuziale vada lapidata senza misericordia… abbiamo pensato che non ci può essere vita per chi ha commesso un errore ed è cieco fin dalla nascita e paga il peccato dei suoi padri.

Sì, possiamo portare avanti le giornate da uomini che si illudono di vivere, ma dentro hanno la morte. C’è il rischio di essere diventati così estranei al Dio della vita che finiamo per non conoscerlo e ci illudiamo di vivere senza di Lui e di nona ver bisogno di nessun olio per entrare nella festa di nozze, pensiamo che potremo vivere anche senza l’olio della fede e l’intimità del bacio con Lui, datore di ogni vita.

Viviamo scoraggiati, sterili, passiamo giornate dove ci sembra che non abbiamo concluso nulla, ci appare che dentro di noi prende sempre più terreno una logica grigia e buia di morte.

Avvertiamo nel cuore man mano aridità e deserto, ma improvvisamente quel bacio iniziale continua a soffiare  e trasforma, come dice il profeta Ezechiele, la valle di ossa aride in esseri viventi.

Abbiamo negato la vita e te non hai voluto assolutamente interrompere il tuo soffio di amore.

Hai deciso di farti uomo , di respirare come noi e ci hai insegnato che ogni respiro umano è un atto di gratitudine al Padre: ci hai insegnato a comprendere che ogni soffio di vita non è quello di un animale o di una bestia, ma è il respiro dei figli.

Sei arrivato sulla Croce, sei entrato con il tuo respiro nelle nostre morti interiori e hai voluto ancora soffiare, ridonarci quel bacio come fosse il primo e l’unico e sei entrato dentro il cuore, per impregnare di vita ogni angolo delle nostre esistenze, delle nostre relazioni, del nostro lavoro, delle nostre risorse, delle nostre malattie, delle nostre fragilità.

Sulla croce ci hai baciato assumendo tutta la nostra morte e hai rimesso vita e nostalgia di vita vera.

Su quella Croce hai soffiato ancora e ci hai rimesso il desiderio di Te. Da quel tuo soffio è scaturita l’acqua che è il dono di una umanità nuova, ricca di nuovo dell’ossigeno buono, acqua limpida che è venuta a regalarci di nuovo integrità e luminosità, acqua che ci purifica da ogni putridume, che è venuta a ridare vita a ciò che era deserto pieno di miraggi e di false certezze. E’ scaturito il sangue che è il sigillo dell’amore, la prova che il tuo soffio è abbondanza di misericordia, che il suo soffio è capacità di amare oltre, davvero oltre ogni logica umana, è sangue che ci avvolge e ci seduce. E’ amore per sempre, è sangue che dona stabilità, è sangue che permette di dire: io vivo ancora perché sono sempre , continuamente amato. Si avvicina per primo un discepolo, Giuseppe di Arimatea. Quel soffio ci fa discepoli, non padroni, non protagonisti, ma si vive se si segue, si vive se ci si lascia condurre solo dove Lui vuole. Viene anche Nicodemo, quello che era venuto a parlarGli di notte: quello che sentiva di essere tutto nel buio e si sente dire di dover tornare nel grembo materno  e rinascere di nuovo. E’ l’uomo che viene accolto teneramente dal grembo materno della Chiesa che ci rigenera e ci fa rinascere dall’alto. Quel respiro ultimo ci fa figli, ci dona acqua che purifica, ci offre sangue versato per amore, ci fa discepoli nuovi, rinati ad un bacio che non ci lascerà mai più.

Ci resta solo di accogliere ancora il respiro forte e potente dello Spirito che a Pentecoste ci farà una cosa sola. Quel soffio abbondante ci ricorda che siamo chiamati a respirare come il Figlio: a sentirci responsabili della vita degli altri. Non possiamo più permetterci di stare fuori di quel bacio di amore, ci porterebbe nel male e si restringerebbe la vita di Dio nel mondo. Più rimaniamo in quel respiro più allargheremo il soffio di Dio sulla terra e saremo ancora di più capaci di limitare la sofferenza dei fratelli e il soffio dello Spirito ci farà artefici, artigiani del bene degli altri. Più saremo santi, riempiti del soffio di Dio e più il mondo avrà meno dolore e la sofferenza di tutti diminuirà.

Come scrive una teologa contemporanea ( Morena Baldacci):

Come allora non cantare? La nostra voce al ritmo dell’andare, tra salmo e salmo, tra l’ispirare e l’espirare, in quel divino gemito: grido al nostro nascere, sospiro al nostro morire.

Unendo le nostre voce a quelle di tutta l’umanità che grida e non lo sa,

a quella di ogni creatura che attende come tutti noi d’essere redenta.

Un solo coro, una sola voce, che la Sposa nel respiro dello Spirito invoca: Vieni.

Tu termine di infinita nostalgia!